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Biologico, ecosistema agricolo

l’agricoltura biologica nasce, come movimento, nella prima metà del Novecento, ma si diffonde soltanto negli ultimi decenni del secolo, a seguito delle emergenze ambientali e del crescente interesse dei consumatori per una sana alimentazione.
L’IFOMAN definisce così l’Agricoltura Biologica: “Tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre in modo sano socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale”.
Questi sistemi hanno come base della capacità produttiva la fertilità  del suolo e, nel rispetto della natura e delle piante, degli animali e del paesaggio, ottimizzano tutti questi fattori.
L’agricoltura biologica riduce drasticamente  l’impiego di input esterni attraverso l’esclusione di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi (non naturali).
Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare  le rese e la resistenza alle malattie.

In Europa l’agricoltura biologica è stata regolamentata per la prima volta a livello comunitario nel 1991 con il Reg.CEE n. 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico dei prodotti e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli  e sulle derrate alimentari. Solo nel 1999 con il reg. 1804/99 sono state normate anche le produzioni animali.

Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento CE per l’agricoltura biologica, il Reg. CE n. 834/2007, che abroga i precedenti ed è alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici di origine vegetale e animale.
Gli aspetti principali che differenziano l’agricoltura biologica da quella convenzionale sono i seguenti:

  • Esclusione dei composti chimici di sintesi;
  • Tutela della biodiversità biologica e genetica;
  • Eliminazione di sistemi di forzatura che generano squilibri biologici;
  • Ricorso all’energia rinnovabile e al riciclaggio dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti organici in generale, grazie al reimpiego dei rifiuti zootecnici e al sovescio di leguminose;
  • Riduzione della meccanizzazione.

di: Vittorio Imbrogio Ponaro

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